Contando anche le società gemelle. Un triennio orribile sta degenerando, dopo dimissioni a catena errori marchiani – incredibile l’ultimo di Supercoppa – e immotivati irrigidimenti
Nella foto dalle tre Italie di coppa emerge la mappa della crisi
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Non c’è una regia del male e non c’è una sola causa per lo spopolamento dei campionati in Italia.
C’è un’incapacità gestionale complessiva che riguarda anche impiantistica, settore arbitrale e DTC. Che provoca una moria di squadre.
Dopo le rinunce preventive di HC Pistoia alla A1/M e di Pol. Valverde (élite/F), San Saba (18 scudetti e coppe al suo attivo) alla Coppa Italia, sono seguiti i ritiri di CUS Cagliari e Hockey Avezzano (Coppa federale) e delle U21/M di HC Mogliano e AZ Team. Queste a seguito della gestione centralizzata del SAN Lazio commissariato dalla presidenza federale.
Proprio Roma potrebbe a breve registrare contraccolpi a catena.
Chi governa non ha visione, non ha memoria storica, non ha soprattutto il polso della situazione. Questi ritiri sono segnali sottovalutati e preoccupanti.
Non sanno o fanno finta di non sapere che il numero di società (più spesso squadre) che fanno attività non arriva a 80 e in coppa ne contiamo 56 compresi casi di Bologna (HT HTF), Valchisone (HP, HPF) e così via
Hockey Avezzano è sull’orlo della dissoluzione e si avvia a seguire il triste destino di HC Suelli, HC Rovigo, Benvenuta Bra, HC Trieste ormai fuori dal circuito dell’hockey giocato.
Almeno altre 10 società storiche sono a rischio default.
È ora di aprire gli occhi, uscire dal palazzo e sporcarsi le mani lavorando. Per fermare la frana prima che sia troppo tardi e diventi valanga.
Se l’obiettivo è tamponarla con la trentina di società del floorball o il pugno del lacrosse avremo raggiunto l’apice dell’errore nei giorni dell’indipendenza cinquantennale dell’hockey.





